Leonardo Dalla Costa è nato il giorno di Natale del 2001 e ha il ciclismo nel dna: è infatti figlio della compianta Valeria Cappellotto, grande campionessa di ciclismo degli anni ’90 (con un titolo e italiano e il quinto posto al Mondiale di Verona ’99 nel palmares) venuta a mancare nel 2015. La zia Alessandra, attuale vicepresidente dell’Accpi (l’associazione italiana dei ciclisti professionisti), è stata campionessa del mondo a San Sebastian nel 1997.
Tuttavia Leonardo, nato a Bassano del Grappa ma residente a Marano Vicentino, non ha iniziato fin da piccolo a correre in bici, ma “solo” un paio d’anni fa, sul finire del secondo anno da Allievo con la Breganze Millennium, squadra con la quale ha disputato la prima stagione da Juniores, per poi approdare alla Borgo Molino Rinascita Ormelle nella seconda. Ora l’ingresso nel Team Beltrami TSA – Marchiol, con tanta voglia di scoprire quali sono i suoi limiti e, soprattutto, i suoi margini di miglioramento. Intanto studia al Liceo Scientifico (con buonissimi risultati) e nel prossimo mese di giugno conseguirà l’esame di maturità.

Leonardo, che tipo di corridore ti definisci?
“Se proprio devo darmi una definizione, diciamo passista – scalatore. Ma vedremo cosa dirà questa nuova categoria”.

Come hai iniziato a correre in bici?
“È una passione di famiglia, ma sono stato influenzato anche da persone esterne. Ho iniziato da poco più di due anni, senza particolari risultati, ma ho tanta voglia di continuare a crescere”.

Cosa ti aspetti dal primo anno al Team Beltrami TSA – Marchiol?
“Imparare tanto, come ho detto vorrei anche crescere costantemente e, perché no, divertirmi pure. Dal primo ritiro ho visto che qui c’è davvero una grande organizzazione, non manca niente”.

Se potessi esprimere un desiderio, che corsa vorresti vincere un giorno?
“Il Giro d’Italia è la mia gara preferita, lo guardavo in tv anche da piccolo, quindi diciamo che il sogno sarebbe quello”.

Hai un modello in particolare fra i campioni di ieri o di oggi?
“Mi piacciono i corridori del passato per certe loro imprese eroiche, mentre fra quelli di oggi ammiro Froome per la sua mentalità, per come riesce a spostare i limiti sempre un po’ più in là”.

Un tuo pregio e un tuo difetto?
“Lo spirito di sacrificio da una parte, la testardaggine, a volte eccessiva, dall’altra”.

Tv e musica?
“Di musica praticamente non ne ascolto e anche la tv la guardo raramente. Se devo scegliere una serie tv, diciamo che Peaky Blinders è la mia preferita”.

Il viaggio dei sogni?
“In un luogo naturale, magari in oriente o comunque al di fuori delle grandi città”.

Passioni oltre al ciclismo?
“Il tiro a segno con la carabina. Poi mi piace pescare e stare a contatto con gli animali”.

Quanto sei social?
“Zero: non sono presente su alcun social. Non mi hanno mai attratto, preferisco impiegare diversamente il mio tempo”.